domenica 31 gennaio 2016

oggi va così...

Perchè alla fine ci aggrappiamo a qualunque cosa pur di non essere distrutti. Crediamo a cose che non ci sono, costruiamo immagini stupende con la nostra testa, la malattia mi ha insegnato ad essere bravissima in questo: il mio corpo era a letto e io con la mia testa in qualche angolo di mondo in cui potessi respirare quell'aria che sapeva di vita. 
Ci aggrappiano a noi stessi, senza in realta accogliere chi veramente siamo, senza lasciare che questo sapere passi attraverso la nostra fragilità. E poi una sera di gennaio ti accorgi che sbagli sempre la stessa mossa. Ogni volta sei bravissima a mostrare il tuo fianco. Permetti ad alti di scoprirti. Invce di proteggerti, perchè fino ad oggi tu ne hai avute abbastanza? A quanto pare no. sembra che non ce la faccio a proteggermi, a tutelarmi dalle parole degli altri, a credere che il bene sia sopra ogni cosa. 
Si sono diventata pungente, tosta, non lascio correre, so rispondere e il pensiero va veloce, ma ho sempre questa maledetta fiducia nell'altro che mi frega sempre, anche in persone che conosco, di cui le immagini sono ben chiare. Parto con tutti i buoni propositi e poi? La fine è sempre quella: gli permetto di dire cose che non gli competono, acconsento di calpestare qualcosa di mio. 
E quindi alla fine a cosa ti aggrappi per il dolore di qualcuno che ha capestato la tua rosa? 
Ti aggrappi a quel pensiero piacevole, a quel angolo che hai costruito in tutto questo tempo per proteggerti dai brutti pensieri, dalle persone, dai gesti sbagliati... e li cazzo se stai bene, stai proprio bene e quel bene ti fa paura perchè ti chiedi se e realtà o fantasia... 
eppure è un viaggio stupendo e tu ne senti il bisogno profondo e anche questo è duro da accettare.

giovedì 28 gennaio 2016

Il ricordo di un aquilone

Avrò avuto 17 anni. Me lo ricordo. Era bello, color arancio. Non era molto grande, ma aveva una buona aereodinamica e io lo guardavo lassù, in alto, verso il cielo. Era primavera, il fiume che attraversa la mia città era stranamente azzurro, il suo colore naturale è più un verdastro, ma lo ricordo anche un pò impetuoso, sinonimo di aver racolto l'acqua del disgelo. La mia neve passava di li. E io in piedi con il mio filo in mano e guardavo lui: Il primo amore.
Non so perchè questa mattina i pensieri siano legati a quel filo e a quel aquilone. Non lo so. So che vorrei chiamarlo per dirgli che la mia testa oggi, è li. Vorrei condividere con lui questi pensieri, vorrei che mi ascoltasse per una volta in silenzio, guardandomi realmente. Ho passato giornate pesanti, l'ospedale rievoca quella condizione di fatica che per quanto la testa sia preparata, per quanto mi sia protetta in molti modi, ma non è mai uno schermo totale. Incontri ancora la tua sofferenza, e quella degli altri. Vieni schiaffeggiato dall'arroganza di alcuni medici. Ognuno reagisce al dolore come ne è capace, nessuna aspettativa, ma è chiaro che i pensieri nascono, si mescolano. Il dolore c'è chi lo rifiuta. Ieri la signora 38kg bagnata mi ha detto che ha cominciato a stare male quando era giovane, e che aveva passato una vita di merda. Tra me e me pensavo. Cazzo, gente questa ha vissuto una vita con l'angoscia di stare male, non ha goduto nulla della sua vita. Lei sente di non aver vissuto. Questo è il dramma, non il dolore. Ammetto che fatto questo pensiero mi sono sentita morire.
Si, perchè è la conapevolezza della mia esistenza questa. io so che per me anche se zoppa, affaticata, preoccupata devo sempre  alzare la mia qualità di vita. E' un pò come quel aquilone. Alto ma con la punta volta all'insù a cercare una corrente migliore, a cercare quel vortice d'aria che lo spinga più in alto, verso quella nuvola piuttosto che verso il sole.
Non ho mai provato a farlo volare di notte. La notte in ospedale era dura. Ho dormito poco, ho ascotato i rumori delle povere infermiere che correvano tra una stanza e l'altra. Ascoltavo il respiro delle perfette sconosciute che hanno condiviso momenti di dolore con me. Ho osservato l'agitazione, la nevrosi da ricovero, il pessimismo quasi come preghiera a dire basta, la beata igoranza.
Io non so se sarei stata così anche senza la malattia. Ma senza questa sensibilità non avrei raccolto i voli di questi quattro acquiloni così diversi, la possibilità di ammirarne il volo e scegliere sempre il proprio. Ma nel profondo rispetto dell'altro. Ognuno ha la sua storia, per ognuno la propria storia è pesante.
Chissà ora che volo farebbe quel aquilone nelle mie mani, di sucuro non una traiettoria lineare, e la sua punta sempre verso l'insù....

sabato 23 gennaio 2016

Un piccolo Ciao!

Un blog mio.
Dopo un pò di mesi di collaborazione nasce questo mio spazio di follie. 
Uno spazio in cui il cancro non sia il solo protagonista, ovvio che c'è condivido con lui la mia "normale" esistenza. 
Ci sarà anche la C di cuore. 
La felicità di ogni nuova giornata, perchè lo so, sembra quella classica, banale frase del cavolo, ma per me così: è un regalo. 
Sogno che sia uno spazio di inno alla scrittura, composizione di parole date da lettere che fanno risuonare i pensieri rendendoli più concreti, o aiutandomi a guardare in altre direzioni. Perchè lo sguardo in un volo sereno può avere molte direzioni. Deve averle. E' così che gusti il panorama in volo, è così che scorgi qualcosa di curioso e ti ci infili dentro, perchè anche tu, non sai il perchè. E' più forte di te. Corri e vai, aspetti. Guardi. Prendi fiato dalla corsa impetuosa. Mentre respiri vedi la tua immagine in quel lago meraviglioso. Quell'immagine di te, riflessa nell'acqua, che prima d'ora non avevi mai scorto. Ne rimani copita. si è quasi stupiti. E ci si innamora magicamente di se stessi. 

Buona lettura. 
Marta
Mi chiamo Marta, ho 34 anni, e da due ho una fitta e intensa relazione con Jonny: un adenocarcinoma metastatico al IV stadio. Ho incontrato Elisa ad un pranzo, e mi ha conquistata. e ho risposto alla sua richiesta.
Scoprire che hai un cancro non è semplice. Scoprire che la tua vita non sarà più la stessa non aiuta a guardare il futuro. Scoprire quanto ami la vita, aiuta a ricostruire la tua vita, forse per la prima volta, come una nascita, ed ad un certo punto non sei più cieca, ma vedi bene, vedi meglio. So che può sembrare bestiale, ma io sono rinata con questa malattia, attraverso questa malattia ho conosciuto me stessa. 
La malattia mi ha cambiata molto,  lo sta facendo ancora, visto che Jonny è ancora in affitto, nonostante lo sfratto inviatogli, nella consapevolezza delle mie armi, nella mia sensibilità, nel mio cinismo, nella mia determinazione, nel mio pensiero.  Jonny l'ho chiamato. non volevo essere volgare nell'attribuirgli un nome, va rispettato è un nemico che per essere sconfitto va rispettato.
Quando tutto è cominciato era l'agosto 2013.
Non dormivo. Avevo passato la notte a leggere "Scrivimi Ancora" e piangevo. Piangevo all'idea di perdere mio padre. L'uomo che amo, lui e i suoi silenzi, le sue carezze che sono il suo mondo di affetto. 
Di quella notte ricordo il prurito, il libro, le lacrime e mio marito che dormiva. 
La mattina dopo mi sarei recata a fare gli esami del sangue sperando che qualcosa venisse fuori perché ormai erano 10 giorni che non dormivo. Non dormivo e mi sentivo dire che ero una lagna. i parenti.. E mio marito zitto. Faccio gli esami del sangue, odio gli aghi, odio vedere il mio sangue che riempie quella cazzo di canula.
Torno a casa. Cerco di riposare ma il prurito e tanto. Appena mangio qualcosa devo andare in bagno. Mio marito va a correre e torna con la jeep del soccorso perché si è distorto una caviglia. E lo portano un ospedale. Io mi vesto e lo raggiungo. Un pomeriggio lungo in pronto soccorso. Ricordo ancora alcuni volti. Ad un certo punto dico vado a vedere se i miei esami sono pronti. Sono salita, ho percorso il corridoio, sono in tempo e sono pronti. Li ritiro. Li apro. Il cuore batte forte durante la lettura. Purtroppo sono competente x leggerlo.  Esco dall'ospedale e mi accendo una sigaretta, di istinto chiamo il mio medico di base, uomo rude e brutale, ma un bravo diagnostico. Lui tira un porco e mi dice di farmi fare subito un eco all'addome. Io obbedisco. Ora sono io in sala d'attesa. Aspetto. Vengo chiamata, entro mi visitano e mi mandano a fare l'eco. Entro un questa stanza. Dentro una dott.sa giovane. Mi stendo sul lettino, scopro l'addome e la vedo sbiancare. E sta Troia mi dice ci sono dei noduli. Io non capisco, o forse capisco anche troppo bene, le ripongo  la domanda. Lei mi risponde e' un tumore. E io confermo dentro di me che è una troia. Ma si può parlare così?!?
Esco. 
Stordita mi riportano  in sala d'aspetto. Fisso mio marito che ovviamente non aveva capito nulla. Avevo il terrore dentro. Mi richiamano in ambulatorio e la dottoressa mi dice Marta io ti tratterei per farti la tc, io le rispondo che vado a casa a Padova e mi faccio ricoverare li. Così firmo la dimissione. Esco. Chiamo mia madre che mi dice che non sarà niente. Io mi incazzo. Parlo con mio padre che non sa cosa dirmi e mi dice di andare a Padova e che mi avrebbe raggiunta la mattina dopo. Così io terrorizzata preparo da sola tutti i bagagli, carico la macchina sotto un diluvio. Chiamo la madrina e le dico cosa mi hanno detto. Lei medico mi dice di scendere a Padova. Parto. Ricordo come ieri di aver detto alla macchina di portarmi a casa. Chiamo la mia amica Marta. Avevo bisogno di sostegno. Nn ricordo altro. Arrivo a Padova e fortunatamente crollo. Dormo.
La mattina seguente arrivano mamma e papà. Andiamo in ospedale. Aspetto. Entro. La dott.ssa bionda bella mi dice che per quei valori ematologici nn ricoverano. E io estraggo la carte dell'eco. Mi dice. Cazzo! Mi fa immediate te gli esami del sangue. Un eco all'addome. E mi spedisce in gastroenterologia. Li aspetto ore. Arriva finalmente la dott.saa di guardia. Mi dice che le sclere sono gialle e che il fegato sta male e quindi mi ricoverano. 

Ero contenta: avevo ottenuto il ricovero e sapevo che in qualche giorno avrei saputo che cosa mi stava accadendo. 

L'infermiere Giuseppe mi aiuta a vestirmi e mi da il mio primo braccialetto bianco. Sono in stanza con una signora di 85 anni che dorme tutto il tempo. 

Entra la mia dottoressa. Non immaginavo lontanamente quanto sarebbe stata importante x me. Facciamo l'anamnesi. Parliamo. Mi portano dal dottore chiamato "bello e tenebroso" ma 'no stronzo... Mi fa l'eco. Io faccio domande e lui risponde con un solo domani ti mettiamo in nota x la tac. 

La notte chiedo gocce x dormire. 

Il giorno successivo sono a digiuno e nessuno mi tocca. Non ricordo altro. 

Il 21 alle 8 mi portano giù x la colon e gastroscopia. Chiedo a Roberta la mia dott. di accompagnarmi. E la trovo giù. 

Li c'è un infermiere simpatico che intrattiene la mia attesa. Entra l'anestesista. Due occhi come il ghiaccio. Mi dice che mi sederanno. Entro. Vedo Roberta ma ho appena il tempo di salutarla. Mi girano su un fianco e bum... Dormo. 

Mi sveglio dopo aver sognato le mie montagne. Sentivo anche il profumo dei fiori.
Gli occhi color ghiaccio mi dicono che è andati tutto bene e che non hanno trovato niente. Ma io non ero tranquilla. 
Sapevo che c'era qualcosa. 

Terzo giorno. Attesa di una tac, ma è andata buca anche in questa giornata.

Decidono la biopsia per il giorno successivo.  Sono sollevata. L'unica preoccupazione e nella lettura del vetrino. Avendo lavorato con le teste dell' anatomia patologica sapevo a chi poteva arrivare e questo mi terrorizzava. Così chiesi a mio marito di contattare la sua ex in modo da avere un aiuto. Che arrivo. 

La biopsia è un esperienza che fa paura: a vivo. Le 7 ore successive ferma a letto.

Mamma non mi ha mai lasciata. Lei con il suo andrà tutto bene è stata la mia roccia. Lei e la mia madrina. 
E poi non ricordo molto, non ricordo quando glielo dissi. Nn lo ricorda neanche lui. Forse è un bene, un modo per guardare avanti. 

24/08
Mi danno un permesso d'uscita. C'è il matrimonio della Vale e io sono la testimone. Che pianto che ci siamo fatte quando è arrivata. Le avevo detto che non sarei andata e invece.... Un abbraccio che non dimenticherò mai. 
Lei era bella, io provata. 
Non ricordo altro. 

25/08. 
Altra libera uscita. Sono stata a messa. 
Nn ricordo altro.

26/08 
Giorno in cui finalmente mi fanno la tac. Il medico mi chiede se ho dolori. Io chiedo a lui se vede altro di strano. Lui dice di no.
Risalgo in camera e Roberta mi comunica che dovrò sottopormi ad un altra biopsia l'indomani. Io le chiedo della tac. Lei mi dice che hanno trovato qualcosa ma non può parlarmi. 
Finalmente bello e tenebroso comunica la notizia. C'è una massa al pancreas. Dice che è necessario ripetere la biopsia ma che lui riteneva fosse un neuroendocrino. 

27/08
Ripetiamo la biopsia.
Altre 7 ore immobile. 
Nn ricordo altro. 
28/08
La conferma: Adenocarcinoma. Cazzo. Ricordo con lucidità la telefonata che ho fatto con la mia madrina. Non ho pianto. Abbiamo bestemmiato per la prima volta in vita nostra. Poi non so come, ma abbiamo riso. Bello e tenebroso mi disse che dovevano operarmi immediatamente che richiedevano un consulto con Verona che li sono i migliori. Il consulto dice che l'intervento è escluso perché la malattia è sistemica. Bello e tenebroso ha scazzato la prima volta illudendomi che fosse un neuroendocrino, la seconda dicendomi che era operabile e mi ha lasciata senza parole quando mi disse che avevo 4 mesi.
29/08
Incontrai lui: il mio oncologo. ricordo ancora il passo deciso in corridoio con il camice che svolazzava come un supereroe. Lui è il mio supereroe. Lui è un uomo calmo, sicuro, deciso.  


Vi ho raccontato qualcosa di così intimo e mio che ho condiviso, penso con pochi. Questo è stato l'inizio della mia malattia. E' stato l'inizio di questa nuova vita che in alcuni momenti odio, e in altri amo profondamente. Amo guardarmi allo specchio con la testa rasata, amo ritrovarmi i capelli ricresciuti dopo alcuni cicli, amo perdere peso e dimostrare a me stessa che rimetto su tutto fino all'ultimo grammo passati i giorni di terapia. Io l'ho definita la mia guerra di trincea, di posizione.
In alcuni momenti mi sento molto sola in prima fila, ma poi accade sempre qualcosa, che mi incrociare quello sguardo e la paura passa…