giovedì 31 marzo 2016

questione di albe

questione di albe

Il piccolo principe si siede a gardare il tramonto e lo sostiene triste.
Un tramonto come quello di ieri??? Toglie il fiato, sa rendere ciechi, conquista un orrizzonte percepito diverso a seconda dell'inclinazione della palla infuocata. Si ritrae e lascia spazio al buio e alla magia del cielo stellato.
Il tramonto mi riporta ad una fase della mia malattia, alla fase di smarrimento e di paura. Ci ho messo tanti passi per ritrovare me stessa, la posizione in cui ti pone la malattia ti porta a pensare alla morte come una soluzione, come qualcosa che ti tende la mano. Ognuno di noi decide che posizione tenere, se cercare di tenerla distante o lasciarla avvicinare. La mia storia con questa cosa è stata non così diretta. Non ho assunto una posizione da subito. Io all'inizio avevo deciso di morire. Avevo deciso che questa guerra era già persa in partenza. Per me era solo una questione di tempo. E sinceramente non avevo motivi per sopravvivere. Ero consapevole che i miei cari avrebbero sentito la mia mancanza, ma non ero insostituibile. Poi, non so come o quando, forse dopo l'incontro con Barbara, decisi che io dovevo ribaltare la situazione, che io meritavo la seconda possibilita. Che forse potevo rinascere.
E così piano piano, passo passo, ho riscoperto la forza dell'alba. Ho riscoperto l'Amore di un Padre che non lascia soli, di un Padre che sa farsi sentire anche quando la notte è davvero buia. Mi sono sempre sentita amata da lui. Le persone che ho incontrato sono state stimolo per la mia crescita, sono state incentivo, sono state carezze, delusioni, ferite, ma anche tanta bellezza. La bellezza della rosa piena di ruggiada in quelle mattinate di marzo, che appena sorge il sole ti racconta di una notte faticosa, una notte di paura, ma che il solo tempore le riscalda e le rende vive.
Un anno e mezzo fa una mia amica restava incinta. E'stata la prima gravidanza che ho accettato con una certa serenità. Non conosco il motivo di questo evento così forte per me e anche per lei, ma di quel'ammasso di cellule mi ha conquistata. Fin da subito. Forse ancora prima. Cosa c'entra. Sta sera per me c'entra. Quella bambina, furba e mammosa, rappresenta ancor più quel'alba per me. Temevo che non sarei arrivata a conoscerla. Temevo di non avere la gioia di assistere al miracoloe della trasformazione della mia amata amica in mamma, di non poter udire la sua voce, di non poter vedere il colore dei suoi occhi. Anche per lei ho lottato. Questa settimana l'abbiamo battezzata,  e questa settimana ho ricevuto delle notizie belle, ma faticose da digerire. Sento addosso una responsabilità grande. Mi sento una miracolata. Così ormai i medici si relazionano con me. Io voglio solo riprendermi la mia vita libera. Ho solo voglia di non dormire la notte per alzarmi a guardare l'aba. Ho voglia di perdermi nel profumo della primavera, nei passi in un bosco che sveglia dal lungo inverno. Perchè per arrivare alla primavera bisogna sopportare l'inverso. Credetemi io ho solo voglia di vivere: gustarmi l'inverno, la primavera, l'estare....
Crediamoci in questa primavera, crediamo nella magia dell'alba, crediamo in noi stessi, perchè alla fine, ciò che resta siamo solo noi. Io in questo momento della mia esistenza mi sento finalmente bastante a me stessa. Non ho bisogno di nessuno. Ho i miei amori, i miei pilasti, gli abitanti del mio cuore, e del resto non ho bisogno.
Purtroppo questo per molti è difficile da comprendere. La libertà del godere di se stessi, anche con un corpo che fatichi a sentire tuo, anche con una resistenza che non è quella di prima, con le rughe, i capelli un pò ricresciuti che non sembrano i tuoi.... non sei più quella di prima. Se vuoi ammirare la farfalla devi sopportare il bruco diceva la Rosa al Piccolo Principe.
Ringrazio Dio, e Jonny per questa strada che mi hanno portato ad una consapevolezza di me muova, finalmente riesco a camminare con il mento in su, guardando tutte le sfumature di azzurro che accompagnano la mia giornata. Il mio canto libero sono IO, nelle mie albe e nei miei tramonti. La mia libertà risiede in me.
E a questo punto, per me le lacrime sono d'obbligo.

la valutazione

Fuori è un mondo magnifico da abitare. L'occhio necessita di allenamento per scorgere ciò, necessita di cuore aperto per lasciarsi emozionare dal miracolo che sta avvenendo lì fuori. La primavera è un atto. L'aria la sera diviene calda, ma frizzante, dona dei colori al tramonto che permette un gioco di colori ed ombre che, se lo permetti ti permea e ti rapisce. In questi giorni fatico, cazzo se fatico. Mi sento tirata da una voglia di andare oltre, di reazione gelida, e una sensazione di piccolezza infinita. Mi sento come un cucciolo di riccio avvolto su se stesso. Indifeso, forse, ma pungente. Sa difendersi, ma sa anche che un qualsiasi calcio lo manderebbe lontano. Oggi mi manca la presa salda. E' come se fossi su una scalata ed ad un certo punto non sentissi più la corda tenere, come se la parte di me che fa la sosta e la sicura, oggi fosse distratta. E io sono li, ferma su quella roccia, che guardo osservo quali potrebbero essere gli appigli in me sicuri, li vedo tutti fragili, e vorrei sentire solo quella voce sicura che mi incita a fidarmi, che incita la mia capacità di valutazione. Forse sono solo gli occhi che colmi di lacrime non mi permettono di guardare bene, forse... forse manca la forza per alzare quel piede destro da questa posizione che in questo momento è assolutamente scomoda e precaria. Ho paura che in questo passaggio le mani non tengano. C'è troppo in ballo. Ho paura di essere travolta dalla valutazione sbagliata. Ho paura. 
Oggi mi sento un riccio piccolo e non uno squaletto, e per quello che oggi devo fare questo cambio di visione mi spaventa. 

lunedì 14 marzo 2016

il gomitolo di te stessa

Il gomitolo mi ha sempre incuriosita. Un ammasso di filo che sembra ingarbugliato ed è avvolto su se stesso, che sembra non avere nè un capo nè una coda. Però man mano che si lavora, prende forma, prende anche sostanza. E quando ci penso, paragono questo alla mia vita,  ma forse un gomitolo è riduttivo. In alcuni momenti, a volte rari, a volte frequenti, riesco ad estraniarmi e a guardarmi con occhi lucidi tutto quello che mi sta capitando addosso. Tutta questa incertezza è faticosa da gestire, questa lucuidità che a fatica emerge, la consapevolezza di una solitudine che ormai fa uscire la parte cinica e diabolica che è in me. Ho un carattere forte, dicono, ma sono anche delicata come un fiore che si è dimenticato di essere fragile quando soffia il vento. Asserire che ho un carattere forte è una scelta di comodo, io sono io: una donna che la vita ha corazzato, un donna che si difende da ciò che la può denudare, ma che non rinuncia a vivere. Sono forte per questo? mah!
Io mi sento una persona cresciuta con Jonny, una persona che è riuscita a liberarsi di alcuni vincoli che la sua educazione, l'ambiente, famiglia, avevano fatto crescere come intrappolata in un gomitolo, ma per sopravvivere ha dovuto districare la matassa... e ora vorrei solo pace... come canta Arisa: pace.. solamente un pò di pace... cercare solamente un pò di pace.... così che ogni momento sia felice.
La felicità per un malato è una conquista giornaliera, la malattia ti aiuta a scorgere quegli attimi di gioia, lìalbero in fiore, il calco di questi giorni di primavera anticipata, il profumo di un fiore o un odore che ti fa sentire a casa. La felicità non la misuri più su grandi obiettivi, ma solo su piccole conquiste. Progettare anche solo un week end al lago è un dono di felicità. Una risata è un attimo di felicità. La felicità si declina in attimi...
ad un malato manca la serenità. A me manca la serenità.
Io ho imparato che oggi è la mia forza, ieri è la consapevolezza dei miei passi, il mio domani sarà solo il nuovo oggi. Non sarò protagonista di Oggi sempre forzuti, ma anche di oggi svilenti, faticosi, anossici, ma sarò comunque io a viverlo, nessuno può remare per me, la mia barca è mia. Solo mia.
e di questo sono fiera. Forse è questo il centro del gomitolo, il nuovo modo di guardare me stessa, che anche nei momenti difficili, posso guardarmi con franchezza ed onestà. Perchè ieri ha definito me stessa, qualunque sia la qualità di quel Ieri.

mercoledì 9 marzo 2016

passi certi ed incerti

Chi abita il mio cuore lo sa.
Sa che la parte chiusa e silenziosa di me esiste, anche se spesso la maschero dietro ad esuberanza e parole. Quando faccio fatica scelgo il silenzio. Il silenzio dei miei passi sull'asfalto, sulla neve, sui sassi, sui vicoli... I miei passi che rievocano la mia strada, e osservo i miei piedi, che con un ritmo incredibile, si slanciano nel passo sucessivo. Imparo da loro. Li guardo e resto affascinata, sanno sempre dove appoggiarsi, come se avessi un istinto così grande da cogliere solo con il tatto della punta del piede quele sia un appiglio sicuro. Questo è sempre stato, quando camminvavo in montagna, quando arrampicavo, quando camminavo sulla neve.. Quando scio, i miei piedi sono sempre stati la mia guida sicura. Lo sono anche oggi. imparo da loro, hanno solo bisogno di due ingredienti: cuore e testa. Il sentire e il razionalizzare. Non hanno bisogno di una mano che guidi il mio cammino, basta quel silenzio che non è mai solitudine, basta quello sguardo innamorato della vita, dei processi della conoscenza di me e dell'abiente circostante, e mi scopro così cittadina di tanti ambienti nei quali solo a camminarli ritrovo profuni familiari, colori famigliari... come se in quelache vita passata fossero stati già conosciuti.
Sono stanca si si camminare verso un domani incerto, sono felice però di sapere, che l'oggi ha con sè la certezza di quel passo. Ho paura però di barcollare, di poter scivolare, perchè a tutti succede, anche chi sa che può fidarsi di quei piedi. Chi mi prende?
Sono sopresa in questi giorni dalla mia serenità e dalla lucidità con cui assaporto il brivido della vita, ho permesso cose a persone che non avrei mai immaginato, le sentivo così lontane da me, mi facevano paura, mi sembravano così dolorose, e invece no. Hanno definito ancora una volta ciò che sono. Hanno definito la mia testa e il mio cuore, dando la forza ai miei piedi di fare il passo dopo.
Parlo con i miedici come se fossi io a fare un favore a loro di incontrarmi e sentire la mia storia, ho cambiato porspettiva. Cazzo. Ora è il mio turno in questo gioco e devo fidarmi dei miei piedi. Guardarli e ascoltarli, perchè so che mi possono poertare lontano, anche se qualche passo sarà incerto, timoroso, so che gli occhi aiuteranno i piedi, e il cuore sceglierà ai bivi. Perchè io definisco me stessa, perchè io so che posso contare su di me.