E la prima è andata.
Il corpo che ritorna ad abbracciare la
terapia è sempre un momento difficile, ritornare a stare male quando
stavi bene, ti riconduce a rivedere, a riprendere in carico i tuoi
limiti, che ancora una volta, cambiano, mutano. Ci sono mometi in cui
tutto questo cerco di allontanarlo da me, perchè a volte è davvero
troppo, a volte tutto diviene difficile anche per me. Ieri mentre
sonnecchiavo pensavo a quel prato verde con i papaveri rossi, quel prato
collocato in un tempo indeterminato della mia infanzia, un prato colmo
di vento che porta via i pensieri di qualunque natura, ma incorniciato
da tanto affetto. Solo recentemente questo ricordo è tornato alla mia
mente, solo recentemente riesco a ricordare in modo più dettagliato quel
attimo, perchè è il ricordo di un attimo: un prato, nonna, Luis, mamma
ed io. I protagonisti significativi siamo nonna ed io. Quel abbraccio,
il profumo del campo e la sicurezza delle braccia della nonna. Chissà
perchè questo ricordo abita la mia mente ora. Chissà perchè quel ricordo
è ritornato vivo alla mia memoria... Ci sono cose che mi spiego a
fatica. Questa è una di queste. A volte penso che a mia mente rievochi
questi ricordi per cancellare i ricordi delle esperienze dolorose, il
ricordo di quanto può far male la terapia, il sentirmi in cella nella
mia casa, la mia incapacità di prendere e andare lontanoooo come canta
Baglioni.
Ieri sfogliavo alcune foto del passato, e con sorpresa
mi sono ritrovata a guardarmi con occhi diversi, ho visto fotografata la
nuova Marta. Distante dalla Marta di un tempo. Mi vedo più bella, più
consapevole e sembrerà strano ma anche più felice, anche se un reale
motivo per questa felicità non c'è. Forse davvero si diventa felici
quando si smette di cercare, quendo si smette di guardare fuori da sè.
Ho sempre letto i blog delle persone malate come me, in questi giorni
leggo sopratutto la parola cicatrice: mi chiedo come sia possibile che
queste cicatrici fisiche e dell'animo possano ricostruire senza pretesa
qualcosa di così bello? Oggi ho solo voglia di guardarmi allo specchio e
innamorarmi di nuovo di me, perchè oggi sono sempre una sopravvissuta,
oggi sopravvivo a questa precarietà di conoscenza, oggi sopravvivo a
questa precarietà di serenità. O meglio: oggi sopravvivo perchè io mi
rifugio ancora una volta in quel prato, respiro a pieni polmoni quel
aria e guardo lontano, e la vedo la strada che ho percorso....
venerdì 26 febbraio 2016
giovedì 18 febbraio 2016
manca poco
Martedì, tornerò sulla sedia arrancione che mi ha gia vista accomodata per 26 volte che moltiplicate per sei ore, e per le restanti ore nei 3 giorni sucessivi a casa, fanno un sacco di tempo con loro. Se ci penso mi verrebbere da chiedere un risarcimento del tempo, queste ore spartite con qualcuno che abita il mio cuore, quancuno che sa dividere parole, spazi e silenzi. Dovrebbe esserci fornito questa indennità di tempo. Farei un sacco di cose, e se si potesse ogni volta con qualcuno di diverso.... wow, una gran figata.
Sono intimorita, l'anno scorso quando ho ri-iniziato c'era Stefania con me, e almeno le ore così scorrevano abbastanza, fino a quando lei non finiva, le terapie prima prima c'erano Barbara e Silvia... e ora chi incontrerò... ??? le solite vecchiette lamentose, le donne che dormono, e io che faccio casino con le infermiere, fino a quando il Timeton non mi spacca in due. Che viaggi che mi consente di fare. E' tempo di riprendere, non so se sia la biopsia di martedi ma i dolori si sono intensificati, e odio quel dolore li, a desta dello sterno. Lo odio. Passera. manca poco e loro me lo faranno passare.
La sedia arrancione per me ha sempre avuto un significato profondo, non so se per gli altri malati sia così, ma per me si, è come se ogni volta io riuscissi a costruirci sopra una mia tana, dove tengo con me le mie cose preziose: il telefono, e mp3, bibanesi, acqua, si questa poca! Non riesco a leggere, parlare mi affatica molto, se non sono frasi brevi e di contenuto effimero... passo il mio tempo con le mie canzoni, le raccolte di una vita, e i messaggi...
e osservo. Sono sempre stata una buona osservatrice, osservo le mamme che entrano con le figlie che le accompagnano, per me è sempre stato il contrario, e ora, se dovesse essere entreremmo insieme per fare terapia insieme.
C'era una ragazza che accompagnava la mamma. Lei stava li, in piedi anche due ore e mezza senza emettere un suono. A volte davvero non comprendevo come facesse, aveva una pazienza e una dolcezza negli occhi.
Poi penso a quelle donne che venivano sole, le ho sempre stimate tanto... penso a quelle donne anziane i cui mariti entravano ed uscivano dalla stanza rosa con ansietà, e a quelle più giovani i cui uomini non le lasciavano mai. Io non rientro in nessuna di queste categorie. Ma va bene così.
Io mi puccio sulla mia sedia, cerco di appisolarmi e lei diviene calda e accogliente, comoda come due forti braccia che ti cullano quando stai male. Già... come due forti braccia che ti cullano quando stai male.... il prezzo del fatto che il mondo ti veda forte, lo paghi anche li. E poi dopo quelle sei ore, quando ti alzi, prendi la tua borsa e infili un passo dopo l'altro, sai che alla fine quella forza ti serve.
Guardi la porta automatica che si apre e sai che c'è l'ascensore, il piccolo tragitto in auto che sembra un giro sulle montagne russe e finalemnte il mio amato letto. E arriva lei, la mia infermiera, Birba.
In casa regna l'agitazione, sempre così, senza che nessuno colga che in quel momento hai solo bisogno di silenzio e tranquillità... Solo bisogno di silenzio e tranquillità...
Sono intimorita, l'anno scorso quando ho ri-iniziato c'era Stefania con me, e almeno le ore così scorrevano abbastanza, fino a quando lei non finiva, le terapie prima prima c'erano Barbara e Silvia... e ora chi incontrerò... ??? le solite vecchiette lamentose, le donne che dormono, e io che faccio casino con le infermiere, fino a quando il Timeton non mi spacca in due. Che viaggi che mi consente di fare. E' tempo di riprendere, non so se sia la biopsia di martedi ma i dolori si sono intensificati, e odio quel dolore li, a desta dello sterno. Lo odio. Passera. manca poco e loro me lo faranno passare.
La sedia arrancione per me ha sempre avuto un significato profondo, non so se per gli altri malati sia così, ma per me si, è come se ogni volta io riuscissi a costruirci sopra una mia tana, dove tengo con me le mie cose preziose: il telefono, e mp3, bibanesi, acqua, si questa poca! Non riesco a leggere, parlare mi affatica molto, se non sono frasi brevi e di contenuto effimero... passo il mio tempo con le mie canzoni, le raccolte di una vita, e i messaggi...
e osservo. Sono sempre stata una buona osservatrice, osservo le mamme che entrano con le figlie che le accompagnano, per me è sempre stato il contrario, e ora, se dovesse essere entreremmo insieme per fare terapia insieme.
C'era una ragazza che accompagnava la mamma. Lei stava li, in piedi anche due ore e mezza senza emettere un suono. A volte davvero non comprendevo come facesse, aveva una pazienza e una dolcezza negli occhi.
Poi penso a quelle donne che venivano sole, le ho sempre stimate tanto... penso a quelle donne anziane i cui mariti entravano ed uscivano dalla stanza rosa con ansietà, e a quelle più giovani i cui uomini non le lasciavano mai. Io non rientro in nessuna di queste categorie. Ma va bene così.
Io mi puccio sulla mia sedia, cerco di appisolarmi e lei diviene calda e accogliente, comoda come due forti braccia che ti cullano quando stai male. Già... come due forti braccia che ti cullano quando stai male.... il prezzo del fatto che il mondo ti veda forte, lo paghi anche li. E poi dopo quelle sei ore, quando ti alzi, prendi la tua borsa e infili un passo dopo l'altro, sai che alla fine quella forza ti serve.
Guardi la porta automatica che si apre e sai che c'è l'ascensore, il piccolo tragitto in auto che sembra un giro sulle montagne russe e finalemnte il mio amato letto. E arriva lei, la mia infermiera, Birba.
In casa regna l'agitazione, sempre così, senza che nessuno colga che in quel momento hai solo bisogno di silenzio e tranquillità... Solo bisogno di silenzio e tranquillità...
mercoledì 10 febbraio 2016
si ricomincia.....
Sono già sveglia e mi capitava da tempo di svegliarmi con gli occhi bagnati. Jonny me l'ha fatta ancora. Jonny ha colpito alle spalle, perchè lui, si, è così, trenemdamente viscido. Tutto avrei pensato da questa tac, tutto, ma non quest'esito. Dove, in qual passaggio me la sono raccontata? E per la seconda volta in vita mia passo la notte chiedendomi cosa ho sottovalutato, cosa! Forse ho sottovalutato le due sveglie alle 4.20 mio orologio naturale della malattia, forse ho sottovalutato qualche fastidio al fegato, ma tutto mi dava ragione. Lei non era arrivata. La stanchezza non mi aveva mai abitato. In questo mese ho fatto tante notti a scrivere, a pensare, a girare, che ho sempre pensato che lei non mi avrebbe mai concesso il fisico per farlo. Che ci sia un errore? mi chiedo dove.
Mi è concessa ancora del tempo per piangere e raccogliere le forze perchè in questa lotta per la mia vita, in questa mia guerra di trincea, ho ancora un pò di tempo per raccogliere me stessa, coccolarmi, anche se non so come, e ricominciare a combattere. Diciamo che sta mattina non era proprio questo il programma per i prossimi giorni, Non lo era affatto. I miei compragni di battaglia oggi, erano più sfatti di me. Ho udito silenzi che fanno paura, ma so che abbiamo tutti bisogno solo di respirare. So che dovami saranno tutti schierati e pronti per sotenermi. Lo so. Oggi il signor puntura, ha riassunto il suo nome, siamo anche riusciti a riderci sopra, perchè alle vote la paura fa anche questo. La notizia della malattia ha solo mascherato, nascosto e coperto parole pesanti della mattina, ha solo offuscato e cambiato priorità, ma ieri tanto è cambiato... Oggi sono rimasta scoperta, oggi, non mi sono protetta abbastanza, oggi avrei voluto il mio papà, la sua carezza sul mio volto, i suoi occhi lucidi, e il suo guardarmi e dirmi: "lo sappiamo che è così, l'abbiamo già visto!". Già visto, ma non aspettato. Un anno fa esatto ricominciavo le terapie, e me l'aspettavo, ero pronta per scendere in campo. Oggi no, non lo sono. Cazzo! Anche io avevo degli appuntamenti con la vita, cazzo! Jonni, scusa ma un pò di rispetto! avevo delle cose fa fare, avevo appena cominciato a vedermi come una volta, e mi hai colpito alle spalle.... a volte dubito della tua lealtà di nemico conosciuto... Avevo appena cominciato a sperare che per un pò fossi libera... e invece, la placida illusione della speranza dell'allontanamento della malattia... e mentre scrivo va in onda Mengoni con L'essenziale.... lui e il suo maledetto quando il mondo cade a pezzi.
La cosa che mi fa più paura è che ancora non sono incazzata, sono ancora così tanto rimbambita dalla notizia, che non ho ancora la misura di quello che mi aspetta. Domani incontrerò l'uomo che conosce le startegie di combattimento e mi dirà cosa vuole fare, e come sempre mi affido a lui. Al suo intiuto.
E' eglio che intanto torno a letto, devo raccogliere i cocci e aggiustarmi, per domani devo essere pronta, anche se oggi ne è la conferma che non si è mail pronti. Mai. La mia unica fortuna in tutto questo? che so di essere resiliente. che quel barcollo ma non mollo mi rappresenta nella sua totalità.
Mi è concessa ancora del tempo per piangere e raccogliere le forze perchè in questa lotta per la mia vita, in questa mia guerra di trincea, ho ancora un pò di tempo per raccogliere me stessa, coccolarmi, anche se non so come, e ricominciare a combattere. Diciamo che sta mattina non era proprio questo il programma per i prossimi giorni, Non lo era affatto. I miei compragni di battaglia oggi, erano più sfatti di me. Ho udito silenzi che fanno paura, ma so che abbiamo tutti bisogno solo di respirare. So che dovami saranno tutti schierati e pronti per sotenermi. Lo so. Oggi il signor puntura, ha riassunto il suo nome, siamo anche riusciti a riderci sopra, perchè alle vote la paura fa anche questo. La notizia della malattia ha solo mascherato, nascosto e coperto parole pesanti della mattina, ha solo offuscato e cambiato priorità, ma ieri tanto è cambiato... Oggi sono rimasta scoperta, oggi, non mi sono protetta abbastanza, oggi avrei voluto il mio papà, la sua carezza sul mio volto, i suoi occhi lucidi, e il suo guardarmi e dirmi: "lo sappiamo che è così, l'abbiamo già visto!". Già visto, ma non aspettato. Un anno fa esatto ricominciavo le terapie, e me l'aspettavo, ero pronta per scendere in campo. Oggi no, non lo sono. Cazzo! Anche io avevo degli appuntamenti con la vita, cazzo! Jonni, scusa ma un pò di rispetto! avevo delle cose fa fare, avevo appena cominciato a vedermi come una volta, e mi hai colpito alle spalle.... a volte dubito della tua lealtà di nemico conosciuto... Avevo appena cominciato a sperare che per un pò fossi libera... e invece, la placida illusione della speranza dell'allontanamento della malattia... e mentre scrivo va in onda Mengoni con L'essenziale.... lui e il suo maledetto quando il mondo cade a pezzi.
La cosa che mi fa più paura è che ancora non sono incazzata, sono ancora così tanto rimbambita dalla notizia, che non ho ancora la misura di quello che mi aspetta. Domani incontrerò l'uomo che conosce le startegie di combattimento e mi dirà cosa vuole fare, e come sempre mi affido a lui. Al suo intiuto.
E' eglio che intanto torno a letto, devo raccogliere i cocci e aggiustarmi, per domani devo essere pronta, anche se oggi ne è la conferma che non si è mail pronti. Mai. La mia unica fortuna in tutto questo? che so di essere resiliente. che quel barcollo ma non mollo mi rappresenta nella sua totalità.
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