Fuori è un mondo magnifico da abitare. L'occhio necessita di allenamento per scorgere ciò, necessita di cuore aperto per lasciarsi emozionare dal miracolo che sta avvenendo lì fuori. La primavera è un atto. L'aria la sera diviene calda, ma frizzante, dona dei colori al tramonto che permette un gioco di colori ed ombre che, se lo permetti ti permea e ti rapisce. In questi giorni fatico, cazzo se fatico. Mi sento tirata da una voglia di andare oltre, di reazione gelida, e una sensazione di piccolezza infinita. Mi sento come un cucciolo di riccio avvolto su se stesso. Indifeso, forse, ma pungente. Sa difendersi, ma sa anche che un qualsiasi calcio lo manderebbe lontano. Oggi mi manca la presa salda. E' come se fossi su una scalata ed ad un certo punto non sentissi più la corda tenere, come se la parte di me che fa la sosta e la sicura, oggi fosse distratta. E io sono li, ferma su quella roccia, che guardo osservo quali potrebbero essere gli appigli in me sicuri, li vedo tutti fragili, e vorrei sentire solo quella voce sicura che mi incita a fidarmi, che incita la mia capacità di valutazione. Forse sono solo gli occhi che colmi di lacrime non mi permettono di guardare bene, forse... forse manca la forza per alzare quel piede destro da questa posizione che in questo momento è assolutamente scomoda e precaria. Ho paura che in questo passaggio le mani non tengano. C'è troppo in ballo. Ho paura di essere travolta dalla valutazione sbagliata. Ho paura.
Oggi mi sento un riccio piccolo e non uno squaletto, e per quello che oggi devo fare questo cambio di visione mi spaventa.
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