E la prima è andata.
Il corpo che ritorna ad abbracciare la
terapia è sempre un momento difficile, ritornare a stare male quando
stavi bene, ti riconduce a rivedere, a riprendere in carico i tuoi
limiti, che ancora una volta, cambiano, mutano. Ci sono mometi in cui
tutto questo cerco di allontanarlo da me, perchè a volte è davvero
troppo, a volte tutto diviene difficile anche per me. Ieri mentre
sonnecchiavo pensavo a quel prato verde con i papaveri rossi, quel prato
collocato in un tempo indeterminato della mia infanzia, un prato colmo
di vento che porta via i pensieri di qualunque natura, ma incorniciato
da tanto affetto. Solo recentemente questo ricordo è tornato alla mia
mente, solo recentemente riesco a ricordare in modo più dettagliato quel
attimo, perchè è il ricordo di un attimo: un prato, nonna, Luis, mamma
ed io. I protagonisti significativi siamo nonna ed io. Quel abbraccio,
il profumo del campo e la sicurezza delle braccia della nonna. Chissà
perchè questo ricordo abita la mia mente ora. Chissà perchè quel ricordo
è ritornato vivo alla mia memoria... Ci sono cose che mi spiego a
fatica. Questa è una di queste. A volte penso che a mia mente rievochi
questi ricordi per cancellare i ricordi delle esperienze dolorose, il
ricordo di quanto può far male la terapia, il sentirmi in cella nella
mia casa, la mia incapacità di prendere e andare lontanoooo come canta
Baglioni.
Ieri sfogliavo alcune foto del passato, e con sorpresa
mi sono ritrovata a guardarmi con occhi diversi, ho visto fotografata la
nuova Marta. Distante dalla Marta di un tempo. Mi vedo più bella, più
consapevole e sembrerà strano ma anche più felice, anche se un reale
motivo per questa felicità non c'è. Forse davvero si diventa felici
quando si smette di cercare, quendo si smette di guardare fuori da sè.
Ho sempre letto i blog delle persone malate come me, in questi giorni
leggo sopratutto la parola cicatrice: mi chiedo come sia possibile che
queste cicatrici fisiche e dell'animo possano ricostruire senza pretesa
qualcosa di così bello? Oggi ho solo voglia di guardarmi allo specchio e
innamorarmi di nuovo di me, perchè oggi sono sempre una sopravvissuta,
oggi sopravvivo a questa precarietà di conoscenza, oggi sopravvivo a
questa precarietà di serenità. O meglio: oggi sopravvivo perchè io mi
rifugio ancora una volta in quel prato, respiro a pieni polmoni quel
aria e guardo lontano, e la vedo la strada che ho percorso....
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